Ossessione Privacy


È entrata nella nostra vita in punta di piedi, nel 1996. Nel 2003 ha preso una forza tale, fino a diventare una delle più grandi ossessioni italiane. La privacy. La pronuncia corretta sarebbe privasi. Ma se lo dici così vieni fulminato da sguardi severi che sussurrano beffardi “Ma non lo sai l’inglese, ‘gnorante?”. Si è obbligati […]

Storia del gourmet che impara guardando la Parodi


Il mio amico P. ritiene di saper cucinare.
Non aveva mai fatto nemmeno un uovo sodo, nemmeno all’Università quando studiava a Milano. Infatti, quando rientrava nel suo appartamento condiviso, passava un quarto d’ora a riempire il frigo di contenitori di plastica pieni di roba fatta dalla madre: ragù, minestrone, arrosto, brodo di pollo, verdure cotte. Aveva provviste per tutta la settimana.
Ora, cresciuto, è andato a vivere per conto suo e si è reso conto che è ora di imparare ad utilizzare i fornelli. Ma da dove iniziare?

Si accorge che prima del suo tiggì preferito, Studio Aperto, c’è una splendida rubrica che fa al caso suo: Cotto e Mangiato.

L’effetto è devastante, per il mio amico P. “Ma guarda”‘ pensa, “questa ha fatto la giornalista a vita, non ha il cappello da cuoco, e fa programmi e libri di cucina! Ma allora posso farcela anche io!!”

Estasiato, davanti alla tivvù assorbe le ricette della Parodi: “Prendete la mozzarella industriale a sfoglie, la stendete sul pane da tramezzino, la passate nell’uovo liofilizzato, già sbattuto e mettete in forno” “prendete il sugo surgelato, lo scaldate al microonde e poi lo buttate sulla pasta precotta e gnammmm che buonoo!!! Cotto e mangiato”.

Il mostro è creato.

Il mio amico P. è convinto che per essere bravi in cucina basta saper mescolare ingredienti precotti, surgelati. Cosa serve fare un soffritto, se ci pensa la Findus? Perchè tagliare la mozzarella fresca, se c’è già quella a fettine e che dura pure di più? Basilico fresco? Ma dai, c’è quello liofilizzato… E così, approssimazione più, approssimazione meno, la cucina del mio amico P. prende forma e gusto. Dice lui. Tanto che si è messo in testa di voler aprire un ristorante.

Storia di un lettore di giornali


Il mio amico F., fra le altre cose, è un lettore di giornali.
Conosce il mondo soprattutto attraverso i giornali. Ne legge tre o quattro ogni sera, dopo il tigì.
Legge il Corriere, Repubblica, il Giornale e, il lunedì, la Gazzetta dello Sport.

È informato su tutto, conosce le opinioni delle grandi firme. Da sempre è il punto di riferimento per tutti.
Se vuoi capire meglio l’attualità, se vuoi una sintesi dei fatti puntuale, precisa e che ti permetta di ricapitolare il tutto ed essere aggiornato, è dal mio amico F. che devi andare.

Ma ultimamente, il mio amico F. mi ha confidato che non si fida più delle notizie. Delle sue amate notizie.
C’è qualcosa di strano, che spesso lo fa dubitare di quello che legge. Qualcosa che non quadra.
Ha notato, ad esempio, che appena una persona dimentica il figlio in auto, nei giorni successivi altri genitori fanno lo stesso. Appena un cane morde una persona, altri cani sfogano la loro frustrazione repressa in anni di fedeltà, ed altre persone vengono morse nei giorni seguenti. Poi, dopo una settimana circa, questi fatti non si ripetono più, magari per mesi.

È credibile tutto questo? È possibile che eventi luttuosi simili accadano concentrati in determinati periodi dell’anno?
È possibile che i genitori improvvisamente abdichino alle loro responsabilità, e per giunta in massa, per poi ritornare irreprensibili una settimana dopo? È possibile che i cani decidano di attaccare non appena viene data la notizia, intensivamente, per poi tranquillizzarsi per anni?

Il mio amico F. dice che genitori distratti e cani che mordono sono sempre esistiti. Ci dà anche una spiegazione al fenomeno, ed ha a che fare con le copie vendute, la creazione di paure e insicurezze ingiustificate.
E chi ha paura consuma. E spende, per consolarsi.

Così dice il mio amico F. Ma lui è un comunista, si sa.

Storia di un maestro


Il mio amico A. è un maestro di 28 anni.
Maestro precario, si intende. No SSIS, no abilitazione, no concorso.
Non ce ne sono tanti, maestri maschi.

Il mio amico A. è siciliano. Ma accetta di lasciare il suo paesino pur di lavorare.
Ogni anno a settembre emigra al Nord, si fa ospitare dal cognato e attende una chiamata da qualche scuola elementare. Che prima o poi arriva. Poi a fine giugno, di norma, torna a casa, per l’estate.

Nel settembre 2010 lo chiamano in un paesino in provincia di Mantova. Cerca casa, trova una mansarda graziosa vicina alla scuola elementare in cui lavorerà.
Insegna di tutto: storia, geografia, scienze e motoria.
La sua competenza in motoria permette alla scuola di risparmiare un bel po’ di soldi sull’esperto esterno. Porta i ragazzi di seconda al secondo posto del torneo di pallavolo provinciale.

È abile con il computer, tanto che installa alcune applicazioni su dei PC donati alla scuola.

Si fa volere bene da tutti.

Ha un contratto fino a dicembre. Sostituisce una collega in permesso speciale. Per le vacanze di Natale, il contratto non viene rinnovato fino al 7 gennaio. Poi viene richiamato, fino al 31 gennaio, e poi ancora fino al 31 maggio. Questo spezzettamento contrattuale dipende dalla collega in permesso. Se lei prolunga, lui lavora.

26 maggio. Il mio amico A. passa dalla segreteria e chiede informazioni sul suo contratto. Gli sembra naturale avere il rinnovo fino agli scrutini: tanto la collega non tornerà. Potrà partecipare alla valutazione dei suoi bimbi. E invece no.

La scuola non rinnoverà il contratto al mio amico A. Una norma prevede che in caso di ristrettezze finanziarie il dirigente può decidere di non rinnovare i contratti. E la scuola in cui lavora il mio amico A. è in una situazione finanziaria precaria.

E il 31 maggio dovrà fare le valigie. Se ne andrà lui, un altro collega e un paio di assenze per maternità non verranno coperte.

Bambini senza insegnanti, classi accorpate. Maestre che avranno il doppio dei bambini in classe, per mancanza di personale. Il Dirigente ha le mani legate. I fondi sono pochi, altri non se ne trovano.

Se li cercate, dovrebbero essere nelle casse già pingui delle scuole private.