Big Four


Condensato di anni 80 e 90 questa sera a Milano, per il Big Four.
Noi, ovviamente, siamo arrivati un po’ in ritardo, e gli Anthrax non sono riuscito a vederli per l’ennesima volta.

Ci piazziamo nel pit di fronte al palco. E dopo un breve assaggio di Megadeth veniamo letteralmente assaltati dalla potenza distorta e ben poco armonica degli Slayer. Le 36 casse a 4 coni Marshall disposti ai lati del batterista-metronomo Dave Lombardo sparano note come macigni, che arrivano direttamente sul corpo dell’ascoltatore. Come macigni, ho detto. Ad un certo punto ho sentito i bassi pure nel naso. Un’esibizione di violenza pura, ma solo musicale. Nessuno crede che ad ascoltare quella musica ci si suicida. Anzi, è una festa, si poga, si suda, ci si riduce da schifo. Ma in fondo si gioca e si scherza sulla violenza, esorcizzandola. E la forza del metal è proprio questa.
“Angel of Death”, con cui si chiude l’esibizione dei numeri 1 del thrash, è una memorabile tempesta di suono, temporizzata da un batterista che suona come se non ci fosse un domani.
Una birra, il tempo di vivere un po’ di spirito metallaro (mi hanno fatto passare davanti nella coda al banco perchè avevo meno birre in scontrino degli altri) e poi Metallica.

Bello quando in un concerto conosci quasi tutte le canzoni. Le canti, le senti tue. Io non riesco a fermare il vizio dell’air guitar, che faccio da secoli.
Professionisti, questi Metallica. Senza fronzoli, senza nani e ballerine. Suono puro, pulito, ben studiato. Pezzi fatti come nel cd, senza semplificazioni o trucchetti di vario tipo. Il bassista Robert Trujillo è ormai parte fondamentale del gruppo. Chissà cosa avrebbe combinato nei Metallica fosse arrivato prima.
Hit the Lights, Master of Puppets e via di successo in successo. Uno dopo l’altro, fino alla perla: l’emozionante Call of Chtulhu, pezzo solo strumentale eseguito preciso preciso come nel disco, senza sbavature.
Beh, senza… Ogni tanto Lars Ulrich perde il tempo, e gli altri devono dargli una mano a riprendersi. Ma la grandezza dello show è tale che lo si perdona senza troppe storie.
Non mancano effetti speciali: One è introdotta da un bombardamento simulato del palco e da fuochi d’artificio. Si chiude con Creeping Death e tutti a casa. Stanchi ma felici e consapevoli di aver partecipato a un grande spettacolo.