Lucrezia


Un giorno di due anni fa mi sono rotto le balle.
Ho deciso che qualcosa doveva cambiare.
Mi son comprato una moto. Non mi è venuto in mente altro.
Beh, non subito, ovviamente. Almeno due mesi dopo.
Perchè la moto? Non lo so. Forse un po’ di aria in faccia, di tanto in tanto mi avrebbe fatto bene, pensavo. E così fu. Dopo due mesi tra patente A, valutazioni prestazionali, studi, prezzi, visite a concessionari al limite della paranoia, ho deciso per Lei. Una splendida Kawasaki Vn900 che risponde al nome di Lucrezia.
Si chiama così perchè, mentre decidevo il suo nome, stavo canticchiando “Lucretia” dei Megadeth. Non ho avuto esitazioni.

E non appena ci sono montato su, ho capito che avevo perso del tempo a stare senza. Per giorni, anni, mi sono privato di emozioni.

Acquistare una moto non è come acquistare una macchina. Non devi andarci al lavoro, non è necessaria. Non serve a un cazzo. E’ un vizio. Un lusso assolutamente superfluo. Che tra l’altro tende a farti spendere soldi che avresti potuto bellamente risparmiare per altre cose più utili e che ti crea pure dolori alla schiena, alla lunga.
Non ha nessun senso valutare i consumi di carburante, i costi di esercizio o di assicurazione. Devi solo scegliere quella che più ti costringe a montarci su.

Poi magari guardi le altre (moto). Pensi che un giorno, magari, vorrai una Harley. O una cilindrata più potente. Pensi che per fare questo dovrai vendere quella cha hai già.

Ti accorgi che è come lasciare una morosa senza averlo deciso. E che in fondo in fondo non lo vuoi fare.

Passione pura, dunque.

la foto di Lucrezia

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