Storia del gourmet che impara guardando la Parodi


Il mio amico P. ritiene di saper cucinare.
Non aveva mai fatto nemmeno un uovo sodo, nemmeno all’Università quando studiava a Milano. Infatti, quando rientrava nel suo appartamento condiviso, passava un quarto d’ora a riempire il frigo di contenitori di plastica pieni di roba fatta dalla madre: ragù, minestrone, arrosto, brodo di pollo, verdure cotte. Aveva provviste per tutta la settimana.
Ora, cresciuto, è andato a vivere per conto suo e si è reso conto che è ora di imparare ad utilizzare i fornelli. Ma da dove iniziare?

Si accorge che prima del suo tiggì preferito, Studio Aperto, c’è una splendida rubrica che fa al caso suo: Cotto e Mangiato.

L’effetto è devastante, per il mio amico P. “Ma guarda”‘ pensa, “questa ha fatto la giornalista a vita, non ha il cappello da cuoco, e fa programmi e libri di cucina! Ma allora posso farcela anche io!!”

Estasiato, davanti alla tivvù assorbe le ricette della Parodi: “Prendete la mozzarella industriale a sfoglie, la stendete sul pane da tramezzino, la passate nell’uovo liofilizzato, già sbattuto e mettete in forno” “prendete il sugo surgelato, lo scaldate al microonde e poi lo buttate sulla pasta precotta e gnammmm che buonoo!!! Cotto e mangiato”.

Il mostro è creato.

Il mio amico P. è convinto che per essere bravi in cucina basta saper mescolare ingredienti precotti, surgelati. Cosa serve fare un soffritto, se ci pensa la Findus? Perchè tagliare la mozzarella fresca, se c’è già quella a fettine e che dura pure di più? Basilico fresco? Ma dai, c’è quello liofilizzato… E così, approssimazione più, approssimazione meno, la cucina del mio amico P. prende forma e gusto. Dice lui. Tanto che si è messo in testa di voler aprire un ristorante.