Il Vizio di Leggere


Ho la maledetta abitudine di leggere qualunque cosa mi capiti sotto tiro. Giornali, social network, pubblicità, pizzini appiccicati ai frigoriferi: mi piace assorbire informazioni da qualunque cosa, mangiucchiare parole e pensieri in maniera talvolta compulsiva, come popcorn davanti ad un film.
Altrettanto frequentemente abbandono quelle letture prima della fine, soprattutto se ho di fronte qualcosa scritto male.

E fra i testi che abbandono rapidamente sicuramente ci sono i contratti di servizi assicurativi o bancari: i periodi prolissi e la terminologia oscura di cui sono infarciti sono un po’ troppo per la mia pazienza.

Di conseguenza, confesso, non li leggo mai. Firmo velocemente il rinnovo dell’assicurazione o del servizio bancario, mi fido. Il premio lo pago ogni anno, il bancomat lo rinnovo ogni cinque, e ad oggi non ho avuto da ridire.

Sicuramente in quei contratti stilisticamente inaccessibili ci sono condizioni un po’ sfavorevoli per me, ma in compenso l’assicuratore mi ha fatto qualche sconto, il bancomat è una comodità indispensabile.

Suppongo che ciò si traduca in qualche cavillo a mio sfavore che un giorno potrebbe crearmi qualche problema. Me ne faccio una ragione: dirò a me stesso che sono stato un po’ mona a non leggere le carte e ci rimetterò qualcosa di tasca mia.

Se però dovessi investire tutti i miei risparmi, la situazione sarebbe molto diversa: ingollerei pagine e pagine di testi scritti pessimamente, spulcerei tabella per tabella, googlerei qualunque sigla, acronimo, definizione che non mi dovesse essere chiara, alla faccia del piacere di lettura.

E se ancora non fosse chiaro, parlerei con qualcuno che conosce la materia e che mi aiuti a capire: 

se le cose dovessero andare per il verso sbagliato, il responsabile sarei solo ed esclusivamente io. Punto.

Lettera a Michele Santoro


E così Santoro hai riaperto le tue trasmissioni via web.
Sfruttando le potenzialità del web 2.0, hai trovato una nuova opportunità di trasmissione, svincolandoti dalle regole (scritte e non scritte) della trasmissione televisiva tradizionale.
Quando dovevi barcamenarti nel clima della RAI, infestato da pesanti tentativi di censura, il tuo ruolo di faro dell’informazione dell’opposizione era chiaro ed efficace.
Davi l’impressione di un giornalista che sopportava di tutto pur di far arrivare a tutti quelle informazioni che, diversamente, sarebbero giunte solo al malpensante e sinistro popolo di Internet.
Eri su Rai Due, sotto gli occhi di tutti, e per stare a galla dovevi abbattere, uno per uno, gli ostacoli posti dagli yesmen di governo.

Che impressione ho avuto, ieri sera, guardando Servizio Pubblico? Una trasmissione via web, con la tua redazione tranquilla, nessuno yesmen filogovernativo da sbeffeggiare, nessun ostacolo da abbattere.
Sembrava di vedere la versione di sinistra di uno di quei paciosi programmi di analisi politica pomeridiana di matrice Mediaset dove il massimo del contraddittorio è assegnato a siparietti tra Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro, comunque d’accordo nel propugnare il Verbo contro la Sinistra eversiva, i Giudici, i Comunisti.
Interviste alla gente per strada, uomini di cultura e compagnia bella con un solo leit motiv: sparare a zero su Berlusconi, le Puttane, la Casta.

Vedi, Michele, secondo me è ora di chiudere con questo antiberlusconismo a tutti i costi. Berlusconi è un uomo, che da qualche anno si è rincoglionito con la gnocca. L’hai detto tu alla “Zanzara”e la penso anch’io così. Finirà da solo, basta aspettare. Il problema è: cosa ci resterà poi?

“Il problema non è Berlusconi in sè ma il Berlusconi in me”. Gaber lo disse chiaro. Severgnini lo ribadisce nel suo “La pancia degli Italiani”. Un risultato certo del berlusconismo è stato quello di legittimare, in ogni italiano, quella componente furbetta e disonesta celata dietro il “tanto lo fanno tutti”.
Mi riferisco a quella parte che accetta di farsi togliersi la carie senza fattura o che dimostra una gravidanza a rischio, quando rischio non c’è. Quella parte che chiede la raccomandazione per assumere il figlio in Comune o che si fa fare il falso certificato di malattia dal fratello medico. Quella parte che parcheggia “solo dù minuti” in zona vietata per prendere il giornale e che poi, quando si incarna nella classe politica, diventa privilegio, abusi, Casta, uno dei grandi temi della tua puntata di ieri.

Ma ti chiedo, Michele: quale di quei cittadini indignati rinuncerebbe a quei privilegi se potesse accedervi? Quale di quei cittadini, potendo approfittare di alcuni benefici, pagherebbe comunque con le proprie tasche anteponendo ai propri interessi il bene dello Stato?

I privilegi di quella Casta non sono altro che la propagazione di quei piccoli abusi che commettiamo quotidianamente. Solo abituandoci a rinunciarci potremmo pensare di ripulire un po’ il Paese dalla cappa di aria insana che lo opprime. Vogliamo usare il web 2.0 per realizzare questo obiettivo? L’antiberlusconismo ha fatto il suo tempo.

Pensaci. Con stima.

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