Come ti tolgo i “portoghesi” dall’autobus


Come i miei concittadini sanno, a Trento si è aperta la battaglia ai “portoghesi” degli autobus.
Cose da non credere: nonostante l’aumento dei controlli (e della conseguente spesa relativa) il problema pare ancora non risolto.
Durante la mia esperienza spagnola, ho visto che in quel Paese il problema praticamente non sussiste, o comunque è limitatissimo.
Ecco perché:

  1. Tutti entrano solo dalla porta anteriore, così l’autista controlla se un utente ha timbrato o se ha l’abbonamento. In questo modo tutti in coda ad attendere il proprio turno
  2. Un biglietto, una corsa. Niente biglietti valevoli 90 minuti o cose del genere. In questa situazione, però, una corsa non può costare € 1.20: in una città come Trento una corsa non deve superare €0.80
  3. L’autista può anche vendere il biglietto.
  4. la porta posteriore e quella centrale serve ad uscire: la gente progressivamente scorre verso le porte, e si evitano gli ingorghi a centro autobus che si creano su certe fermate
  5. le fermate degli autobus prevedono quasi sempre una rientranza nel marciapiede per lasciar defluire il traffico. Corrispondentemente l’autobus che esce dalla fermata ha la precedenza (questo è previsto dal Codice della Strada italiano, ma non tutti lo sanno

Ho visto autisti sgridare severamente un povero studente colpevole di entrare dalla porta posteriore.
Quello studente, ora cresciuto, propone quella soluzione nella propria città. C’è qualcuno di Trentino Trasporti disposto ad ascoltare?

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Calia e simenza


Coppo di Calia e Simenza
Coppo di calia e simenza

Osservate la foto.
Sapete cos’è?
È il coppo di calia e simenza. Si tratta di un cono di carta, simile a quello usato a Londra per vendere il Fish and Chips, ma che contiene ceci abbrustoliti (calia) e semi di zucca essiccati e salati (simenza).
Viene venduto in tutta la Sicilia in bancarelle in mezzo alla strada, normalmente vicino a zone densamente affollate (lungomari, piazze con bar e gelaterie).
Elemento essenziale della cultura siciliana, il coppo di calia e simenza viene acquistato e consumato durante una lunga passeggiata in compagnia o in solitaria, stimolando il dibattito o la riflessione.
I lettori di Camilleri ricorderanno che il Commissario Montalbano spesso si concede lunghe passeggiate mangiucchiando calia e simenza per riflettere sugli intricati casi che si trova di volta in volta a dover risolvere.
Ma a che si deve il successo di questa frutta secca? Premetto che la simenza richiede esperienza e perizia per dare soddisfazione. I semi devono essere aperti con precisione, mordicchiandoli con gli incisivi dall’estremità più pronunciata fino a circa metà. la buccia si apre come le fauci di un pesce e regala il seme verde che se ben tostato ha un aroma che io trovo simile a quello delle olive.
Questo lavoro certosino, svolto su ogni seme fino a termine del coppo, richiede il mantenimento di un certo grado di concentrazione, da riversare inevitabilmente sull’elaborazione dei pensieri, con risultati strabilianti.
Argomentazioni originali, efficaci, fantasiose, talvolta un po’ zoppicanti, tipiche delle passeggiate siciliane sono il frutto del mordicchiare e assaporare questa apparentemente banalissima frutta secca.
La calia, invece, può essere assaporata direttamente e dà una soddisfazione facile ed immediata. Il gusto c’è ed è pieno, il suo consumo non richiede particolare concentrazione o lavori certosini. Si piglia e si imbocca. Una pausa. Io, ad esempio, quando decido di premiare un pensiero che mi pare valido, mi concedo un paio di calie. Oppure, la calia può essere consumata quando il compagno di passeggiata sta elaborando una pensiero che non regge, o racconta una barzelletta, e che non richiede particolare concentrazione.
Quindi, se il vostro interlocutore siciliano imbocca una calia mentre state parlando sapete cosa sta pensando delle vostre parole.

La barca che va…


Beh, ci hanno messo un bel po’ a convincermi.
“Ma dai, tranquillo. Non succede niente”. “Ma sì, arriviamo al largo, ti tuffi e poi risali dalla scaletta” “È bellissimo. Tutta un’altra cosa rispetto a stare in spiaggia”.
E mi hanno vinto. Sono salito su quella barca.
Una barchetta, mi dicono, 40 cv, motore Suzuki, direi un monocilindrico, ma non intendo esprimermi prima di leggere Wikipedia.
Premetto che le mie esperienze di navigazione consistono in gran parte in noiosissimi giri in pedalò cui sono stato praticamente costretto, in passato, e che aborro per due motivi. Il primo è che spesso mi tocca pedalare, dato che i promotori dell’iniziativa tendono a perdere entusiasmo col passare dei minuti. Il secondo è il contatto con la schifosissima acqua sporca che si accumula sotto i pedali.
Qua no. Il motore pensa a tutto. C’è solo da godersi il mare e le possibilità sono davvero ampie.
Una su tutte, si può attraccare su una secca, tuffandosi da lì, come fosse una spiaggia in mezzo al mare. Lontanissimi dalla costa, si gioca in acqua, al riparo dalle grida di madri oppressive a caccia di figli sulla battigia o di venditori di fette di cocco da sciacquare in un secchi pieni di acqua non potabile.
È possibile osservare la costa nel suo insieme, e poi avvicinarsi ai punti di interesse. Si scoprono grotte, scogli e calette difficilmente raggiungibili con altri mezzi. Si può tuffarsi con pinne, maschera e boccaglio e osservare l’interno del mare in cui pullulano banchi di piccoli pesci.
Certo, non è che si sta così tranquilli in mezzo al mare: non si tocca, ovviamente, ed è necessario un minimo di polmoni per una nuotata di media lunghezza. Ma se si è pigri o non atletici basta un tuffetto per godersi un assaggio si paradiso e si risale veloci sulla scaletta.
Al termine, l’attesa prova di guida. Si governa la barca con un volante ed una leva di regolazione di velocità. Come un Ape monomarcia, diciamo. Facilissimo. Si punta la direzione e la barca va dritta. Ogni tanto i motoscafi che arrivano dai lati lasciano delle onde laterali che disturbano la traiettoria diritta della barca, da regolare con il volante e giocando sul peso del corpo, come in moto. Un po’ come guidare l’auto sul ghiaccio o sulla neve. Se vuoi andare dritto te lo devi guadagnare.
Bello, bello, bello. Bella esperienza e devo dire grazie a Marianna Tomasello, che ha messo a disposizione la barca, a Sara Pintacuda, che ha insisitito perchè ci salissi. Un grazie anche al Pastificio Tomasello, di cui consiglio vivamente i prodotti

Viaggio attraverso l’Italia


Se c’è una cosa che amo visceralmente e di cui non posso privarmi, è il viaggio che ogni anno faccio verso la Sicilia, d’estate. È il mio ritorno al paesello, alle origini.

In epoca adolescenziale rifiutavo questo spostamento: lo associavo a parenti, obblighi familiari, cerimoniali noiosi che la mia adolescenza metallara-borghese rifiutava come succo di pera senza rum. In realtà ero ghiottissimo di succo di pera, soprattutto se bevuto a canna dalla bottiglia a collo largo di vetro, ma in piena epoca Heavy-Metal pre Nirvana dire una cosa del genere avrebbe comportato l’emarginazione dal branco.

Oggi tutto è cambiato, tanto da chiedermi se non sia, almeno per me, il viaggio ideale.
Dato che mi interessa più spostarmi da un luogo ad un altro che stare in altri luoghi (sarei capacissimo di andare in capo al mondo per poi star fermo in albergo fino al ritorno, se lasciato solo), escluderei il viaggio in aereo. Scontato, rapido, non sofferto, l’aereo è il mezzo comodo che non permette al viaggiatore una transizione graduale dallo status di residente in casa propria a quella di turista. Tutto è rapido e indolore. Il tuo vicino a Palermo è lo stesso di Verona. Ti accorgi di essere arrivato dal suono dei Nokia in accensione che autorizza i passeggeri a sganciare le cinture di sicurezza. E sei costretto a fare cose massacranti appena arrivati (tipo Ginnastica in acqua o Toga Party organizzati dall’animazione dell’Hotel)

Preferisco da sempre il viaggio in auto, e negli ultimi anni addirittura in moto. Parti da Trento, ti stanchi a Bologna. Dilemma: ti fermi a Secchia o aspetti Cantagallo? Eh, c’è Panigale-San Lazzaro da superare. Io preferisco fermarmi prima per due motivi: il primo è che il resto del mondo si ferma dopo, liberando la coda alla cassa. Il secondo è che una coda con caffè e sigaretta fatti è più digeribile. E poi avanti, un dubbio dopo l’altro, risoslto dall’immancabile Onda Verde
L’Autogrill è il posto adatto per conoscere il Paese. Il posto in cui l’italianità è se stessa, immutabile da sempre e senza maschere. Non c’è viaggio in cui non abbia avuto modo di assistere alla scena del leone a pile che rotola ridendo e rompendo un po’ i coglioni al Nord (marketing selvaggio e un po’ maleducato) della moglie protestare contro le due Rustichelle ordinate dal marito per sè al Centro (ingordigia causata da ansia da matrimonio prolisso), del barista che fa lo scontrino e lo accartoccia senza dartelo al Sud (facciamo le cose per bene, ma non esageriamo).
L’italiano viaggia molto, ma non impara dall’esperienza. Sempre in ansia, teme che la persona accanto in coda per il caffè lo voglia superare, tenendola d’occhio dietro gli occhiali da sole scurissimi. Teme di non arrivare in tempo al traghetto, presentandosi al porto tre ore prima invece delle canoniche due. Teme il resto in moneta, provvedendo autonomamente a fornire i centesimi per arrotondare il resto a Euro interi. Si preoccupa di avvisare la madre sui propri spostamenti, altrimenti si preoccupa.
E ciò avviene in qualunque Autogrill, di qualunque regione, a qualunque latitudine.
Sosta dopo sosta si osserva l’album delle fotografie delle varie Italie. Si può conoscere meglio il Paese, magari apprezzandolo (forse).
Evitate, se potete, il viaggio in aereo. Sobbarcatevi qualche coda, ma venite a conoscere il Paese vero.

Cose da non fare su Internet


Da qualche tempo si può certamente affermare che le conoscenze medie informatiche dell’utente di Internet si sia alzato considerevolmente. Ciò significa che è possibile dare alcuni consigli di livello un po’ più elevato di quelli normalmente pubblicati. E alcune cose sconsigliate. Ecco un elenco:

1) Creare una email condivisa, con fidanzato/a o marito/moglie.
Il principio è: una casella di email, una persona (fisica o giuridica che sia). Alcuni tendono a ragionare come per la casa: le lettere arrivano tutte nella stessa casella. Ma c’è una piccola, sottile ma fondamentale differenza: le lettere cartacee arrivano imbustate, e vengono aperte dal destinatario. Negli account email, invece, arrivano già aperte… Qualche fidanzata/moglie gelosa esige la condivisione come dimostrazione di fedeltà… Il miglior modo per incentivare il prolificare di email alternative e “clandestine”. La stessa cosa vale per i profili Facebook o di altri Social Network. Zuckerberg, padre di Facebook, è stato chiaro: un profilo, una persona.

2) Avere come immagine del profilo Facebook la foto del del figlio/a neonato/a o molto piccolo.
Care madri/padri. Io capisco il vostro orgoglio per il pupillo appena nato. Ma la profile pic è per rendere riconoscibile la vostra identità. Dico ciò In primo luogo perchè fa un po’ ridere vedere una ipotetica Giovanna Pautasso di 36 anni ciucciare un giochino di plastica in una culla. In secondo luogo, con che crediblità rimprovererete vostro figlio quando a 16 anni passerà i pomeriggi a cazzeggiare su Facebook invece di studiare? Se volete mostrare il vostro legittimo orgoglio di genitore, fate un bell’album con le foto del bambino. La vostra pagina Facebook migliorerà sicuramente in qualità e ordine. Inoltre, ridurrete la probabilità di generare un ulteriore bamboccione

3) Usare il maiuscolo perenne.
Riempie occhi e orecchi. È fastidioso. Molti, ancora, non sanno che equivale ad urlare. E non sono sempre e solo bimbiminkia (per approfondire). La Santanchè, ad esempio, parla in maiuscolo.

Fate tesoro di queste parole…

Il vostro Salvastore

Crederci o no? isegretidellacasta


La giornata di oggi è stata tormentata da un ex impiegato precario di Montecitorio, nascosto dietro il nickname di Spidertruman che, dopo 15 anni di servizio, non si è visto rinnovare il contratto di lavoro e ha vuotato il sacco sui privilegi di casta pubblicandoli su questo blog. Presumibilmente per vendetta.

Non ho resistito e sono andato a sbirciare. Scorro attentamente i post. Raccontano di privilegi cui la nostra classe politica può accedere. Si parla di auto blu usate per accompagnare figli a scuola ed amanti a far la spesa, tariffe speciali per i cellulari, falsi furti di computer che i parlamentari possono denunciare. L’indignazione si impadronisce di me, indosso le vecchie scarpe da battaglia, pronto ad urlare contro il sistema corrotto, quando qualcosa nell’ultimo post del blog (il primo, in ordine di pubblicazione) mi ferma, e mi fa ragionare.
Il precario dice di aver ricevuto una lettera da Facebook che gli intima di rimuovere i contenuti dalla pagina. Per questo decide di trasferire tutti i contenuti su un blog di blogspot. Ma non è stato riportato, sul blog, il contenuto di tale comunicazione. Storco il naso.

Scorro ancora i post, e mi accorgo che buona parte dei racconti non sono altro, appunto, che racconti. Dalla validità giuridica di storie sentite al bar o dal parrucchiere. Non un nome, non una responsabilità presa sulle accuse mosse.

Un post riporta una parvenza di documento. Si tratta di un’offerta speciale di telefonia TIM per gli on.parlamentari, attivabile dietro presentazione del tesserino di riconoscimento. Ma ci sono almeno tre cose strane:

  1. il documento è costituito dalla fotografia parziale di un foglio, che potrebbe tranquillamente essere stato creato ad arte con Word e poi fotografato. Assolutamente privo di timbri, firme o comunque qualcosa che possa rendere riconoscibilie l’autore dell’offerta
  2. secondo Spidertruman l’offerta sarebbe acquistabile solo al negozio TIM di Largo Chigi a Roma. A quanto mi risulta da Internet, in largo Chigi non esistono negozi TIM ufficiali, ma solo un rivenditore di telefonia generico, la FE.BI. Telefonia. Se andate a vedere il sito del negozio, noterete che tratta gli operatori Vodafone, Wind e 3, ma non TIM.
  3. l’offerta visualizzata si riferisce ad una tariffa DEPUTATI. Tutti dovremmo sapere che il DEPUTATO, che ha il titolo di Onorevole è assegnato ai membri della Camera. Non è chiaro perchè un’offerta del genere non riguardi i SENATORI. La cosa è quantomeno strana

Gli altri post sono solo dei racconti scritti di pugno dall’autore, in maniera a volte sgrammaticata (le parole Montecitorio e i nomi dei Ministeri sono spesso scritti in minuscolo), che traggono conclusioni discutibili (il fatto che i barbieri di Montecitorio abbiano lo stesso accento del presidente della Camera che li ha assunti non è una prova di niente) o qualunquiste. A me, almeno, sembrano così. Datemi la vostra opinione.

Conclusione: le informazioni di Spidertruman, al momento, non sembrano attendibili, data l’assenza di prove certe di quanto afferma. Sono pronto a cambiare idea in presenza di nuova documentazione. Mi riservo, al momento, il diritto di storcere il naso.

Resta, comunque, la mia indignazione ormai decennale verso i privilegi detenuti da parlamentari, deputati e senatori. Vorrei, però, alimentarla con notizie vere e ben documentate. Non con chiacchiere da bar.

Ossessione Privacy


È entrata nella nostra vita in punta di piedi, nel 1996. Nel 2003 ha preso una forza tale, fino a diventare una delle più grandi ossessioni italiane. La privacy. La pronuncia corretta sarebbe privasi. Ma se lo dici così vieni fulminato da sguardi severi che sussurrano beffardi “Ma non lo sai l’inglese, ‘gnorante?”. Si è obbligati […]