Il Vizio di Leggere


Ho la maledetta abitudine di leggere qualunque cosa mi capiti sotto tiro. Giornali, social network, pubblicità, pizzini appiccicati ai frigoriferi: mi piace assorbire informazioni da qualunque cosa, mangiucchiare parole e pensieri in maniera talvolta compulsiva, come popcorn davanti ad un film.
Altrettanto frequentemente abbandono quelle letture prima della fine, soprattutto se ho di fronte qualcosa scritto male.

E fra i testi che abbandono rapidamente sicuramente ci sono i contratti di servizi assicurativi o bancari: i periodi prolissi e la terminologia oscura di cui sono infarciti sono un po’ troppo per la mia pazienza.

Di conseguenza, confesso, non li leggo mai. Firmo velocemente il rinnovo dell’assicurazione o del servizio bancario, mi fido. Il premio lo pago ogni anno, il bancomat lo rinnovo ogni cinque, e ad oggi non ho avuto da ridire.

Sicuramente in quei contratti stilisticamente inaccessibili ci sono condizioni un po’ sfavorevoli per me, ma in compenso l’assicuratore mi ha fatto qualche sconto, il bancomat è una comodità indispensabile.

Suppongo che ciò si traduca in qualche cavillo a mio sfavore che un giorno potrebbe crearmi qualche problema. Me ne faccio una ragione: dirò a me stesso che sono stato un po’ mona a non leggere le carte e ci rimetterò qualcosa di tasca mia.

Se però dovessi investire tutti i miei risparmi, la situazione sarebbe molto diversa: ingollerei pagine e pagine di testi scritti pessimamente, spulcerei tabella per tabella, googlerei qualunque sigla, acronimo, definizione che non mi dovesse essere chiara, alla faccia del piacere di lettura.

E se ancora non fosse chiaro, parlerei con qualcuno che conosce la materia e che mi aiuti a capire: 

se le cose dovessero andare per il verso sbagliato, il responsabile sarei solo ed esclusivamente io. Punto.