Come ti tolgo i “portoghesi” dall’autobus


Come i miei concittadini sanno, a Trento si è aperta la battaglia ai “portoghesi” degli autobus.
Cose da non credere: nonostante l’aumento dei controlli (e della conseguente spesa relativa) il problema pare ancora non risolto.
Durante la mia esperienza spagnola, ho visto che in quel Paese il problema praticamente non sussiste, o comunque è limitatissimo.
Ecco perché:

  1. Tutti entrano solo dalla porta anteriore, così l’autista controlla se un utente ha timbrato o se ha l’abbonamento. In questo modo tutti in coda ad attendere il proprio turno
  2. Un biglietto, una corsa. Niente biglietti valevoli 90 minuti o cose del genere. In questa situazione, però, una corsa non può costare € 1.20: in una città come Trento una corsa non deve superare €0.80
  3. L’autista può anche vendere il biglietto.
  4. la porta posteriore e quella centrale serve ad uscire: la gente progressivamente scorre verso le porte, e si evitano gli ingorghi a centro autobus che si creano su certe fermate
  5. le fermate degli autobus prevedono quasi sempre una rientranza nel marciapiede per lasciar defluire il traffico. Corrispondentemente l’autobus che esce dalla fermata ha la precedenza (questo è previsto dal Codice della Strada italiano, ma non tutti lo sanno

Ho visto autisti sgridare severamente un povero studente colpevole di entrare dalla porta posteriore.
Quello studente, ora cresciuto, propone quella soluzione nella propria città. C’è qualcuno di Trentino Trasporti disposto ad ascoltare?

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