La pistola alla nuca


Immaginate di avere una pistola puntata alla nuca. La sentite, è fredda.
Immaginate di avere nella mano sinistra un bel sacchetto di monete d’oro.
Immaginate di avere nell’altra mano una bella valigetta di pelle nera piena di banconote da 100.
Sentite che il proprietario della pistola fa una proposta di scambio: lui abbassa l’arma se voi vi liberate dal carico.
Che fate?

Ad un certo punto, nel mondo occidentale, 2008 mi pare, la Lehman Brothers sbaglia alcuni investimenti e si porta giù tutto il sistema economico, compresa Merry Lynch ed altre banche d’affari.
Le immagini degli impiegati della City di Londra che scappano dai loro ex uffici con le scatole degli effetti personali fanno il giro del mondo.
Tornate a casa dal lavoro garantito da uno splendido contratto a tempo indeterminato. Guardate i Tg, vi sorprendete. Ma tanto queste sono cose che capitano agli altri, mica a voi.
Immediatamente la crisi finanziaria colpisce a macchia d’olio USA ed Europa, e si trasforma in crisi economica. Aziende chiudono, falliscono o vengono assorbite da aziende più forti.
Gli altri perdono il lavoro, gli altri vanno in cassa integrazione, gli altri a 55 anni non sanno più come fare a trovare un nuovo lavoro per completare gli anni necessari alla pensione.
Ma voi siete ancora salvi. Sentite qualche voce di corridoio in cui si parla di una recente flessione dei fatturati. Le solite lamentele. Gli imprenditori non sono mai soddisfatti. E’ sempre stato così.
Dopo qualche mese il clima creato dalle notizie che arrivano rende inquieti voi e i vostri colleghi, temete un po’ di più per la vostra sicurezza economica, pur non essendoci nessuna ragione concreta a sostegno di queste paure. Alle macchinette del caffè si parla essenzialmente di questo.
Dagli oggi, dagli domani, la vostra tranquillità vacilla ancora di più.
Sentite alla radio le notizie sulla FIAT, sui referendum in fabbrica per il mantenimento degli stabilimenti a condizioni peggiori di lavoro. La gente vota, accetta. Pensate che una volta gli operai FIAT avrebbero cortei in massa per lottare contro certe proposte. Ora invece accettano, zitti zitti. Capite che hanno paura, non riescono a reagire.
Poi crollano l’Islanda e la Grecia. Spagna e Portogallo non ridono. L’Italia ride, ma quella, si sa, ride sempre.
Voi invece capite che non c’è nulla da ridere. I vostri colleghi sono impauriti dalla TV che manda a ripetizione notizie devastanti sulla crisi. Capite che se ci fossero problemi in azienda, nessuno avrebbe la forza di reagire. Capite che tutti accetterebbero la soluzione del meno peggio. E vi trovereste isolato nel dire “no”.
Un giorno arriva un comunicato dal Consiglio di Amministrazione. In sintesi: “Proposta: più lavoro pagato a meno, chi accetta resta, chi non ci sta tanti saluti”.
Ecco.
Vi hanno puntato la pistola alla nuca.
Che fate?

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2 pensieri su “La pistola alla nuca

  1. Ciao Salva,
    Quella del ”piu` lavoro pagato a meno” mi sa tanto di soluzione all’italiana. So di alcune persone che hanno dovuto accettare il cosidetto ”patto di solidarieta`” (stesse ore di lavoro, ma meno ore da contratto pagate); tale patto e` pero’ stato applicato solo agli impiegati e operai, non ai dirigenti.
    Ovviamente le aziende sanno che tanti di noi si trovano a dover accettare condizioni di sfavore per via di un mercato del lavoro poco competitivo e per la mancanza di opportunita`. Se poi consideriamo la natura fatalista di noi italiani, per cui bisogna accettare qualsiasi cosa ci cada sulla testa dato che ”d`altronde cosa vuoi farci, c’e’ la crisi”, allora la frittata e’ fatta.
    Personalmente la mia scelta e` avvenuta piu` di 5 anni fa, quando ho deciso che avrei voluto evitare situazioni da ”pistola puntata alla testa” e vivere in una realta` non perfetta, ma dove esistono delle condizioni tali per cui il mercato del lavoro puo` essere chiamato ”mercato”, e dove domanda e offerta sono quasi sempre sullo stesso livello.
    Claudio

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