Manovre e Promesse


Manovra approvata, Promesse di riduzione delle tasse dimenticate.

Il Presidente e il Ministro salutano la manovra…

Fonte: corriere.it
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Lucrezia


Un giorno di due anni fa mi sono rotto le balle.
Ho deciso che qualcosa doveva cambiare.
Mi son comprato una moto. Non mi è venuto in mente altro.
Beh, non subito, ovviamente. Almeno due mesi dopo.
Perchè la moto? Non lo so. Forse un po’ di aria in faccia, di tanto in tanto mi avrebbe fatto bene, pensavo. E così fu. Dopo due mesi tra patente A, valutazioni prestazionali, studi, prezzi, visite a concessionari al limite della paranoia, ho deciso per Lei. Una splendida Kawasaki Vn900 che risponde al nome di Lucrezia.
Si chiama così perchè, mentre decidevo il suo nome, stavo canticchiando “Lucretia” dei Megadeth. Non ho avuto esitazioni.

E non appena ci sono montato su, ho capito che avevo perso del tempo a stare senza. Per giorni, anni, mi sono privato di emozioni.

Acquistare una moto non è come acquistare una macchina. Non devi andarci al lavoro, non è necessaria. Non serve a un cazzo. E’ un vizio. Un lusso assolutamente superfluo. Che tra l’altro tende a farti spendere soldi che avresti potuto bellamente risparmiare per altre cose più utili e che ti crea pure dolori alla schiena, alla lunga.
Non ha nessun senso valutare i consumi di carburante, i costi di esercizio o di assicurazione. Devi solo scegliere quella che più ti costringe a montarci su.

Poi magari guardi le altre (moto). Pensi che un giorno, magari, vorrai una Harley. O una cilindrata più potente. Pensi che per fare questo dovrai vendere quella cha hai già.

Ti accorgi che è come lasciare una morosa senza averlo deciso. E che in fondo in fondo non lo vuoi fare.

Passione pura, dunque.

la foto di Lucrezia

Bamboccioni per forza


La boutade di Brunetta richiama inevitabilmente un’altra celebre sparata su precari e simili. Mi riferisco a quella del Ministro di segno politico opposto, Padoa Schioppa, che affibbiò il celebre appellativo di “bamboccioni” ai trentenni ancora in casa da mammà.
La cosa mi coinvolse in prima linea, in quanto, all’epoca, ero un pasciuto piucchetrentenne abitante a carico.

Premetto che oggi vivo da solo, economicamente potrei dichiararmi indipendente (anche perchè non ho il mutuo nè l’affitto da pagare, e per questo mi dichiaro fortunato): con il mio lavoro, pur precario, posso permettermi le spese di gestione della casa, il cellulare, la colf e i giocattolini tecnologici. Ma sono un bamboccione forzato.
Perchè la mamma, abituata da decenni al suo ruolo, non molla la presa. E’ la mamma e vuole restare tale. Un osso duro.

Mezzogiorno di un giorno qualunque. Apro il frigo: è occupato da un rattrappito petto di pollo che mi chiede di essere misericordioso e di porre fine alle sue sofferenze. In quel momento preciso (ai limiti della telepatia) arriva la telefonata che propone fumanti spaghetti al ragù, praticamente da scolare a minuti. Cedo subito.
Altro giorno: il bidone della roba sporca pullula di calzini, magliette e camicie che ormai vivono di vita propria. Driiin. “Portami la roba che te la lavo e stiro”. Io abbozzo una timida difesa “Ma no, non preoccuparti, dai ci penso io”.
Il tentativo è palesemente debole, sterile. E come potrebbe essere diversamente? Davanti a me il reparto della roba asciutta ma non stirata mi supplica di approfittare dell’occasione, dato che ha raggiunto i limiti di capienza. Cedo nuovamente.
Stamattina. Driin. “Quando sei libero? Che vengo a lavarti le tende e il balcone”. Ah, perchè? Le tende si devono lavare? E il balcone non lo lava la pioggia? Non provo nemmeno a difendermi.

So per certo che la mia situazione è tutt’altro che un caso isolato. Madri come la mia sono diffusissime, tenacissime, indefesse. Non mollano la presa per nulla al mondo. Indifferenti a qualunque considerazione di opportunità economica, politica, sociale, lottano contro i figli maschi quasi quarantenni per mantenere il diritto di nutrirli e di lavar loro i vestiti. Effettuano controlli a campione per assicurarsi che i figli siano muniti di felpina nelle tiepide ma inaffidabili serate di luglio e che abbiano l’ombrello qualora fosse prevista pioggia.

L’unica soluzione, per l’emancipazione del figlio maschio, è il matrimonio. Ossia un passaggio volontario dalla padella alla brace.

Uomo davanti al frigo
Se il frigo è vuoto, la soluzione è a portata di mano

Storia del gourmet che impara guardando la Parodi


Il mio amico P. ritiene di saper cucinare.
Non aveva mai fatto nemmeno un uovo sodo, nemmeno all’Università quando studiava a Milano. Infatti, quando rientrava nel suo appartamento condiviso, passava un quarto d’ora a riempire il frigo di contenitori di plastica pieni di roba fatta dalla madre: ragù, minestrone, arrosto, brodo di pollo, verdure cotte. Aveva provviste per tutta la settimana.
Ora, cresciuto, è andato a vivere per conto suo e si è reso conto che è ora di imparare ad utilizzare i fornelli. Ma da dove iniziare?

Si accorge che prima del suo tiggì preferito, Studio Aperto, c’è una splendida rubrica che fa al caso suo: Cotto e Mangiato.

L’effetto è devastante, per il mio amico P. “Ma guarda”‘ pensa, “questa ha fatto la giornalista a vita, non ha il cappello da cuoco, e fa programmi e libri di cucina! Ma allora posso farcela anche io!!”

Estasiato, davanti alla tivvù assorbe le ricette della Parodi: “Prendete la mozzarella industriale a sfoglie, la stendete sul pane da tramezzino, la passate nell’uovo liofilizzato, già sbattuto e mettete in forno” “prendete il sugo surgelato, lo scaldate al microonde e poi lo buttate sulla pasta precotta e gnammmm che buonoo!!! Cotto e mangiato”.

Il mostro è creato.

Il mio amico P. è convinto che per essere bravi in cucina basta saper mescolare ingredienti precotti, surgelati. Cosa serve fare un soffritto, se ci pensa la Findus? Perchè tagliare la mozzarella fresca, se c’è già quella a fettine e che dura pure di più? Basilico fresco? Ma dai, c’è quello liofilizzato… E così, approssimazione più, approssimazione meno, la cucina del mio amico P. prende forma e gusto. Dice lui. Tanto che si è messo in testa di voler aprire un ristorante.

Come eludere le inefficienze delle Poste Italiane mediante la tecnologia


Sgomento e caos in questi giorni sulla questione del blocco della corrispondenza, anche raccomandata.

Sui giornali si parla di blocchi, disagi e disastri vari. Ma di soluzioni alternative non c’è traccia.
Dovrebbero dire che da qualche anno c’è in circolazione il servizio di Posta Elettronica Certificata (PEC).
Dovrebbero dire che con il costo di una raccomandata fisica riesco a coprire il costo dell’abbonamento al servizio per un anno intero.
Dovrebbero dire che la PEC funziona come una normalissima Posta Elettronica, configurabile nei client di posta più diffusi.
Dovrebbero dire che un messaggio di PEC viene inviato e ricevuto in pochi secondi e senza ulteriori costi.
Dovrebbero dire che la Posta Elettronica Certificata ha valore legale di raccomandata.
Dovrebbero dire che la PEC ha senso solo se la email certificata è inviata e ricevuta tra due account di Posta Certificata.
Dovrebbero dire che le imprese e i professionisti hanno l’obbligo di possedere una PEC dal 2008 almeno.
Dovrebbero dire che sarebbe il caso di metterci al passo tutti, e abbandonare un servizio di comunicazione obsoleto come la raccomandata tradizionale che, tra l’altro, dimostra che una persona ha inviato qualcosa all’altra persona, ma non il contenuto della comunicazione.

Ma ancora non l’hanno detto.

Storia di un lettore di giornali


Il mio amico F., fra le altre cose, è un lettore di giornali.
Conosce il mondo soprattutto attraverso i giornali. Ne legge tre o quattro ogni sera, dopo il tigì.
Legge il Corriere, Repubblica, il Giornale e, il lunedì, la Gazzetta dello Sport.

È informato su tutto, conosce le opinioni delle grandi firme. Da sempre è il punto di riferimento per tutti.
Se vuoi capire meglio l’attualità, se vuoi una sintesi dei fatti puntuale, precisa e che ti permetta di ricapitolare il tutto ed essere aggiornato, è dal mio amico F. che devi andare.

Ma ultimamente, il mio amico F. mi ha confidato che non si fida più delle notizie. Delle sue amate notizie.
C’è qualcosa di strano, che spesso lo fa dubitare di quello che legge. Qualcosa che non quadra.
Ha notato, ad esempio, che appena una persona dimentica il figlio in auto, nei giorni successivi altri genitori fanno lo stesso. Appena un cane morde una persona, altri cani sfogano la loro frustrazione repressa in anni di fedeltà, ed altre persone vengono morse nei giorni seguenti. Poi, dopo una settimana circa, questi fatti non si ripetono più, magari per mesi.

È credibile tutto questo? È possibile che eventi luttuosi simili accadano concentrati in determinati periodi dell’anno?
È possibile che i genitori improvvisamente abdichino alle loro responsabilità, e per giunta in massa, per poi ritornare irreprensibili una settimana dopo? È possibile che i cani decidano di attaccare non appena viene data la notizia, intensivamente, per poi tranquillizzarsi per anni?

Il mio amico F. dice che genitori distratti e cani che mordono sono sempre esistiti. Ci dà anche una spiegazione al fenomeno, ed ha a che fare con le copie vendute, la creazione di paure e insicurezze ingiustificate.
E chi ha paura consuma. E spende, per consolarsi.

Così dice il mio amico F. Ma lui è un comunista, si sa.

Il salvacondotto


Il tracollo del berlusconismo alle berlusconiadi milanesi e napoletane rende abbastanza probabile un flusso di uomini da una parte all’altra dello schieramento costituzionale nei prossimi appuntamenti elettorali.

Mi riferisco, ovviamente, al piccolo uomo, alla persona coi piedi per terra, quella che alla mattina va a comprare pane e giornale prima di avviarsi verso l’ufficio. Ha un passato di sinistra, non ha creduto ai vari progetti progressisti, ulivisti e piddiisti e ha deciso, tra il 94 e il 2008, di rifugiarsi nel caldo e accogliente sogno del nuovomiracoloitaliano.
Ora però ha deciso che così non va e che vorrebbe cambiare. È pronto a ritornare sui propri passi. Ma ha un grande ostacolo: il vicino di scrivania in ufficio. Che vive di antiberlusconismo dai tempi di Bimbumbam e che ha votato Occhetto, Prodi, Rutelli, ancora Prodi, e poi Veltroni. E che gli rinfaccerà a vita il voto a Berlusconi.

Il poveretto potrebbe quindi essere tentato di rinunciare al proposito. Berlusconi potrebbe non perdere quel voto. Un problema da risolvere.

Vediamo alcune situazioni analoghe. Cosa si fa per far rientrare i capitali all’estero senza salassare i detentori? Lo scudo fiscale. Per far parlare i pentiti? Il programma di protezione. Tutte trasposizioni moderne del concetto di Figliuol Prodigo (così incasso anche il consenso dei cattolici…)

Bene, io propongo un salvacondotto, un corridoio protetto per far rientrare più ex berlusconiani possibile a casa.

Funziona così. Tutti noi sinistri ci impegnamo a non rinfacciare a vita il periodo berlusconiano del collega, ritenendolo colpevole solamente di un banale errore di gioventù. Anzi, verrà accolto con feste e banchetti a base di bambini arrosto, balalaika e cori di Bella Ciao. Verrà coinvolto nella tombola della Casa del Popolo e gli si regaleranno due biglietti del pozzo di San Patrizio alla festa dell’Unità. Piccole dosi però, perchè il riavvicinamento dovrà essere graduale.

Il nostro eroe troverà un ambiente accogliente, sereno e simpatico che lo incentiverà a tornare sui propri passi.

Come dite? Sì, il programma verrà applicato anche a Sandro Bondi e Paolo Liguori, dovessero farne richiesta. Dovete sforzarvi.